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Penelope

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Penelope
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La cosiddetta "Penelope seduta" esposta ai Musei Vaticani
SagaCiclo Troiano
Nome orig.
  • Πηνελόπεια (Pēnelópeia)
  • Πηνελόπη (Pēnelópe)
Lingua orig.Greco antico
AutoreOmero
Caratteristiche immaginarie
SpecieUmana
SessoFemmina
ProfessioneRegina di Itaca

Penelope (in greco antico Πηνελόπεια?, Pēnelópeia o Πηνελόπη, Pēnelópe; in latino Pēnĕlŏpe) è una figura della mitologia greca, moglie di Odisseo, regina di Itaca e madre di Telemaco, Poliporte e Arcesilao.

Figlia del re spartano Icario e della naiade Peribea[1] (o di Policaste), era cugina di Elena.

Da Odisseo ebbe i figli Telemaco, Poliporte e Arcesilao. Secondo Igino sposò Telegono ed ebbe un figlio, Italo.[2]

Fu spesso confusa con un'omonima ninfa epimelide del monte Cillene che, secondo varie fonti, avrebbe generato Pan insieme al dio Ermes.[3]

Il nome deriva dal greco antico πηνέλοψ?, un uccello acquatico[4] da identificare forse con una sorta di anatra variopinta. Ciò troverebbe conferma in uno scolio secondo cui il suo nome originario era Ἀµειράκη o Ἀρνακία; poi, quando fu gettata in mare da Nauplio (o dalla madre Peribea, secondo altre versioni, per proteggerla dal padre desideroso di un figlio maschio) fu salvata da questi uccelli e ne prese il nome come segno di buon auspicio.[5]

Secondo von Kamptz il nome potrebbe derivare dal greco antico ἐλόπτω? e significherebbe "colei che stappa, rompe il filo (della tela)", ma ciò costringerebbe a pensare che il nome sia successivo al racconto mitico.[6]

Quando Penelope raggiunse l'età adulta, Odisseo chiese aiuto a Tindaro per convincere il fratello Icario a cedere la mano della figlia. Il racconto è citato brevemente dallo Pseudo-Apollodoro:

(greco antico)
«τούτων δρῶν τὸ πλῆθος Τυνδάρεως ἐδεδοίκει μὴ κριθέντος ἑνὸς στασιάσωσιν οἱ λοιποί. ὑποσχομένου δὲ Οδυσσέως, ἐὰν συλλάβηται πρὸς τὸν Πηνελόπης αὐτῷ γάμον, ὑποθήσεσθαι τρόπον τινὰ δι' οὗ μηδε-μία γενήσεται στάσις, ὡς ὑπέσχετο αὐτῷ συλλήψεσθαι ὁ Τυνδά-ρεως, πάντας εἶπεν ἐξορκίσαι τοὺς μνηστήρας βοηθήσειν, ἐὰν ὁ προκριθεὶς νυμφίος ὑπὸ ἄλλου τινὸς ἀδικῆται περὶ τὸν γάμον. ἀκούσας δὲ τοῦτο Τυνδάρεως τοὺς μνηστῆρας ἐξορκίζει, καὶ Με-νέλαον μὲν αὐτὸς αἱρεῖται νυμφίον, ᾿Ὀδυσσεῖ δὲ παρὰ Ἰκαρίου μνηστεύεται Πηνελόπην.»
(italiano)
«Vedendo la folla dei pretendenti, Tindaro ebbe timore che, se uno fosse stato scelto, gli altri si sarebbero ribellati. Ma Odisseo promise che, se l'avesse aiutato a sposare Penelope, gli avrebbe fornito il modo di evitare ogni sommossa. Tindaro promise di aiutarlo e allora Odisseo gli disse di impegnare tutti i pretendenti con un giuramento: avrebbero dato aiuto allo sposo prescelto se qualcuno avesse recato offesa al suo matrimonio. Udito ciò, Tindaro fa giurare i pretendenti, sceglie lui stesso come sposo Menelao e ottiene da Icario la mano di Penelope per Odisseo»
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Penelope consolata da Laerte, Telemaco, Eumeo e Odisseo (in incognito). Da una placca in terracotta del 460–450 a.C. circa

Quando Odisseo partì per la guerra di Troia, perdendosi poi nel ritorno, Penelope crebbe da sola il piccolo Telemaco evitando di scegliere uno tra i proci, ovvero i nobili pretendenti alla sua mano che avevano invaso il suo palazzo: ciò fu possibile grazie al famoso stratagemma della tela, che veniva tessuta di giorno e disfatta di notte. Avendo promesso ai Proci che avrebbe scelto il futuro marito non appena quest'ultima fosse completa, rimandava all'infinito il momento della scelta. L'astuzia di Penelope, tuttavia, durò meno di quattro anni a causa di un'ancella traditrice che riferì ai proci l'inganno della regina. Alla fine, Odisseo tornò, uccise i proci e si ricongiunse con la moglie.

Tornato nuovamente a casa dopo l'estremo viaggio, Ulisse poté nuovamente godere della moglie e secondo una versione la rese incinta di altri due figli: Poliporte e Arcesilao.

Nella Telegonia, opera che concludeva il ciclo troiano di cui sono rimasti pochissimi versi ed il riassunto in Proclo, Penelope, dopo la morte di Odisseo per mano di Telegono (figlio di Odisseo e Circe, che non lo aveva riconosciuto), sposa quest'ultimo, mentre Telemaco sposa Circe.[7]

La simbologia di Penelope

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Francesco Primaticcio, Penelope ed Ulisse, 1563 circa

Penelope è il simbolo per antonomasia della fedeltà coniugale femminile, contrapposta ad Elena di Troia. La sua astuzia con i Proci e la sua prudenza, che si spinge fino a tentare di ingannare Ulisse intorno a una particolare caratteristica del letto nuziale, la avvicinano alla fine intelligenza del suo sposo.

La posizione anomala di potere di Penelope, che governa da regina l'isola di Itaca in assenza del marito e ha il potere di scegliersi il nuovo sposo tra i giovani e nobili pretendenti, è l'eco di un antico matriarcato, di cui restano tracce anche nella civiltà minoica.

La tela di Penelope

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Dora Wheeler Keith, Penelope districa la sua opera durante la notte, 1886

La tela di Penelope fu un celebre stratagemma, narrato nell'Odissea, creato da Penelope, che per non addivenire a nuove nozze, stante la prolungata assenza da Itaca del marito Ulisse, aveva subordinato la scelta del pretendente all'ultimazione di quello che avrebbe dovuto essere il sudario di Laerte, padre di Ulisse. Per impedire che ciò accadesse la notte disfaceva ciò che tesseva durante il giorno.

Tutt'oggi si cita la tela di Penelope per riferirsi ad un lavoro buono nelle intenzioni ma "impossibile", che non potrà mai avere termine perché ogni volta ricomincia dall'inizio.

Altre versioni

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Non tutte le versioni sostengono la castità e la fedeltà di Penelope verso il marito; secondo alcune versioni, riportate dallo Pseudo-Apollodoro, la donna cedette alle avances di Anfinomo e di Antinoo, due dei Proci[8]:

(greco antico)
«τινὲς δὲ Πηνελόπην ὑπὸ ᾿Αντινόου φθαρεῖσαν λέγουσιν ὑπὸ ᾿Οδυσσέως πρὸς τὸν πατέρα Ικάριον ἀποσταλῆναι, γενομένην δὲ τῆς ᾿Αρκαδίας κατὰ Μαντίνειαν ἐξ Ἑρμοῦ τεχεῖν Πᾶνα· ἄλ· λοι δὲ δι' ᾿Αμφίνομον ὑπὸ ᾿Οδυσσέως αὐτοῦ τελευτῆσαι· διαφθαρῆναι γὰρ αὐτὴν ὑπὸ τούτου λέγουσιν.»
(italiano)
«Dicono alcuni che Penelope fu sedotta da Antinoo e che Odisseo la rimandò da suo padre Icario: lei raggiunse Mantinea in Arcadia dove, da Ermes, generò Pan. Altri dicono che fu uccisa da Odisseo a causa di Anfinomo, perché era stata sedotta da lui.»

Nella cultura successiva

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Per Dante Alighieri neppure l'amore di Penelope trattenne Ulisse dal "folle viaggio" oltre le colonne d'Ercole, descritto nel famoso canto dell'Inferno nella Divina Commedia:

«Quando mi diparti’ da Circe, che sottrasse me più d’un anno là presso a Gaeta, prima che sì Enea la nomasse, né dolcezza di figlio, né la pieta del vecchio padre, né ‘l debito amore lo qual dovea Penelopé far lieta, vincer potero dentro a me l’ardore ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto, e de li vizi umani e del valore; ma misi me per l’alto mare aperto sol con un legno e con quella compagna picciola da la qual non fui diserto.»

Boccaccio la inserisce tra le donne famose nel suo De mulieribus claris, citando una versione del suo presunto adulterio:

«Licofion, greco poeta, nondimeno disse, che Penelope per fattura di Nauplo, il quale per la morte di Palamede suo figliuolo era nimico d’Ulisse, commise adulterio con alcuni di quegli nobili giovani che la domandavano: la qual cosa per veruno modo è credibile, essendo ella di tanta onestà per le scritture di tutti gli altri autori; la cui virtù è tanto più famosa, e tanto più da commendare, quanto ella si truova più rada, e quanto ella stimolata per maggiore battaglia perseverò più costantemente.»

A Penelope è intitolato il cratere Penelope su Teti.[9]

  1. Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, 3.10.6.
    «Da Icario e dalla ninfa naiade Peribea nacquero Toante, Damasippo, Imeusimo, Alete, Perileo, e una figlia, Penelope, che sposò Odisseo.»
  2. Igino, 127, in Fabulae.
    «Da Penelope e Telegono nacque Italo, che chiamò il paese Italia dal proprio nome.»
  3. (EN) Penelope (Penelopeia), su www.theoi.com. URL consultato il 12 maggio 2026.
  4. D'Arcy Wentworth Thompson, A Glossary of Greek Birds, pp. 248-249.
  5. Ezio Pellizer e altri, Dizionario Etimologico della Mitologia Greca (PDF), su de.cdn-website.com.
  6. (DE) Hans von Kamptz, Homerische Personennamen, p. 70.
  7. Telegono, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 25 marzo 2023.
  8. Eva Cantarella, Itaca, Milano, Feltrinelli, 2002, ISBN 88-07-10318-4, SBN UBO1585835.
  9. (EN) Penelope, su Gazetteer of Planetary Nomenclature. URL consultato l'8 gennaio 2016.

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