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François Mansart

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François Mansart [fʁɑ̃ˈswa mɑ̃ˈsaʁ] (Parigi, 23 gennaio 1598Parigi, 23 settembre 1666) è stato un architetto francese, tra i principali esponenti dell’architettura classica francese del XVII secolo (Grand Siècle).

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François Mansart, dettaglio del dipinto «Portrait de deux hommes» (1656), attribuito a Philippe de Champaigne, Museo del Louvre

Non è noto con certezza un ritratto contemporaneo dell’architetto; l’identificazione tradizionale di François Mansart in alcuni dipinti del XVII secolo, tra cui il «Portrait de deux hommes» conservato al Louvre, è oggetto di discussione storiografica.[1]

La sua attività si colloca in una fase di transizione tra le esperienze tardorinascimentali e l’affermazione di un linguaggio pienamente classico, fondato sul rigore compositivo, sulla chiarezza volumetrica e su un attento controllo delle proporzioni.[2]

Tra le opere più significative a lui attribuite o documentate figurano il château de Balleroy, il château de Maisons-Laffitte e l’ala Orléans del château de Blois. In particolare, il château de Maisons-Laffitte è generalmente considerato uno dei modelli più compiuti dell’architettura residenziale francese del Seicento e un punto di riferimento per lo sviluppo del classicismo nel contesto europeo.[2]

Il suo nome è inoltre all’origine del termine «mansarda», che designa un tipo di copertura a doppia pendenza ampiamente diffuso nell’architettura europea.

Formazione e primi anni

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François Mansart nacque a Parigi nel 1598 in una famiglia legata al mondo dell’edilizia; il padre era carpentiere, circostanza che lo mise precocemente a contatto con la pratica costruttiva. La sua formazione avvenne probabilmente nell’ambiente architettonico parigino dei primi decenni del XVII secolo, e la critica ha spesso segnalato l’influenza esercitata su di lui da Salomon de Brosse, autore del Palazzo del Lussemburgo.[2]

Secondo la storiografia, la formazione di Mansart ebbe anche una dimensione pratica rilevante: tra il 1618 e il 1621 partecipò ai lavori di ricostruzione del Pont-Neuf di Tolosa e successivamente a interventi analoghi a Rouen. Queste esperienze contribuirono a consolidare la sua conoscenza delle tecniche costruttive e dell’organizzazione dei cantieri.[3]

La sua formazione ebbe luogo in una Parigi che, nei primi decenni del XVII secolo, rappresentava il principale laboratorio dell’architettura francese, animato da cantieri aristocratici, religiosi e pubblici di grande rilievo. Mansart si collocò progressivamente entro un sistema di committenze di rango elevato, legato alla nobiltà, agli ambienti vicini alla corte e alle maggiori istituzioni ecclesiastiche, che avrebbe costituito il quadro principale della sua attività professionale.

Fin dalle opere giovanili Mansart mostrò una tendenza a superare i modelli ancora legati alla tradizione tardo-rinascimentale, sviluppando una concezione più unitaria dell’edificio, fondata sul rapporto tra distribuzione interna, articolazione dei volumi e organizzazione dell’asse compositivo.

Prime committenze

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Prima della realizzazione del château de Balleroy, Mansart intervenne nel Château de Berny, dove fu impegnato in lavori di trasformazione che contribuirono a consolidare la sua reputazione presso i committenti aristocratici.[4]

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Progetto per il château de Berny, disegno di François Mansart (1623)

Tra le prime opere che segnano l’emergere della sua personalità architettonica vi è il château de Balleroy, costruito per Jean de Choisy negli anni 1620. Nel complesso si riconoscono già alcuni dei caratteri destinati a definire il suo linguaggio: la ricerca di un impianto regolare, la subordinazione della decorazione all’ordine generale e la stretta relazione tra edificio e dominio. Mansart sperimenta qui soluzioni formali destinate a diventare ricorrenti, come la composizione volumetrica gerarchizzata e l’impiego di dispositivi distributivi complessi, tra cui scale inserite nel corpo centrale.[5]

L’architettura è concepita non come semplice giustapposizione di corpi edilizi, ma come organismo coerente, organizzato secondo una chiara gerarchia spaziale, aspetto che costituisce uno degli elementi più innovativi della prima attività di Mansart.

Maturità professionale

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La fase di piena maturità coincide con la realizzazione del château de Maisons-Laffitte, generalmente considerato la sua opera più compiuta. Il complesso si distingue per l’equilibrio delle proporzioni, la chiarezza dell’impianto, la raffinata articolazione dei volumi e la perfetta integrazione tra rappresentazione esterna e distribuzione degli ambienti interni.[6]

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Il château de Maisons-Laffitte, esempio compiuto dell’architettura residenziale di François Mansart e della sua concezione assiale dello spazio

A questa stagione appartiene anche il progetto per l’ala Orléans del castello di Blois, avviato nel 1635 e rimasto incompiuto. Sebbene non sia stato realizzato integralmente, esso occupa un posto di rilievo nella storia dell’architettura francese per la qualità delle soluzioni formali e per la capacità di reinterpretare in chiave classica il modello della residenza principesca.[2]

Mansart intervenne inoltre nell’ambito dell’architettura religiosa, con opere quali la chiesa della Visitation a Parigi e con il suo coinvolgimento nei progetti del Val-de-Grâce, anche se in quest’ultimo caso l’esecuzione fu poi proseguita da altri architetti.

Metodo progettuale e difficoltà professionali

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La reputazione di Mansart presso i contemporanei fu altissima sul piano della qualità artistica, ma più problematica sul piano pratico. Le fonti e la storiografia insistono infatti sul suo perfezionismo, che lo portava a rivedere ripetutamente i progetti, a modificare le soluzioni in corso d’opera e a pretendere un livello esecutivo molto elevato.[7] Episodi come la decisione di demolire parti già costruite per ricostruirle secondo standard ritenuti più adeguati testimoniano in modo emblematico questo approccio progettuale estremamente esigente.

Questo metodo, pur strettamente legato all’eccezionale qualità della sua architettura, comportò spesso un aumento dei costi e tensioni con i committenti. Anche il suo carattere, descritto come esigente e talvolta difficile, contribuì a rendere più complessi i rapporti professionali e a limitare il numero degli incarichi negli ultimi decenni della sua vita.[7]

Ultimi anni e morte

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Negli ultimi anni Mansart ridusse progressivamente la propria attività, pur conservando un prestigio notevole come architetto di riferimento del classicismo francese. Morì a Parigi nel 1666 e fu sepolto nel cimitero di Saint-Paul-des-Champs.

La sua eredità fu raccolta e sviluppata da architetti della generazione successiva, in particolare dal nipote Jules Hardouin-Mansart, che avrebbe portato a piena maturità il linguaggio del classicismo francese nell’età di Luigi XIV.[7]

Opere realizzate

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Residenze aristocratiche

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L’attività di François Mansart nell’ambito dell’architettura residenziale costituisce il nucleo centrale della sua produzione e il principale campo di elaborazione del suo linguaggio architettonico, fondato su una concezione unitaria del complesso aristocratico e sull’integrazione tra edificio, spazi di rappresentanza e organizzazione del dominio.

Tra le prime realizzazioni attribuite figura il château de Balleroy, nel quale si definisce un impianto regolare fondato sulla chiara articolazione tra cour d’honneur, corpo di logis e spazi circostanti. L’opera evidenzia già alcuni dei principi destinati a caratterizzare l’architettura di Mansart, tra cui il controllo delle proporzioni, la subordinazione della decorazione all’ordine generale e la continuità tra distribuzione interna e composizione esterna.[5]

Tali principi trovano una formulazione pienamente compiuta nel château de Maisons-Laffitte, caratterizzato dalla chiarezza dell’impianto, dall’equilibrio delle masse e da una raffinata articolazione dei volumi. La relazione tra organizzazione interna e composizione esterna è qui portata a un livello di integrazione particolarmente elevato, definendo un modello di riferimento per l’architettura residenziale francese del XVII secolo.[6]

Nel contesto urbano parigino, Mansart applicò gli stessi principi a residenze aristocratiche caratterizzate da maggiore compattezza e da un adattamento al tessuto edilizio esistente. L’Hôtel de Guénégaud costituisce uno dei principali esempi di questa tipologia, mentre il suo intervento nella Galerie Mazarine dell’attuale Bibliothèque nationale de France (sito Richelieu) testimonia l’estensione del suo linguaggio anche a programmi architettonici legati agli ambienti della corte e dell’amministrazione reale.

Un analogo approccio si riscontra negli interventi su complessi preesistenti, nei quali Mansart riorganizza l’edificio secondo una gerarchia spaziale più leggibile e coerente. Il progetto per l’ala Orléans del château de Blois rappresenta in questo senso uno dei casi più significativi, per la capacità di applicare i principi del classicismo a una residenza di origine medievale e rinascimentale.[2]

Architettura religiosa

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Accanto alla produzione residenziale, Mansart operò anche nel campo dell’architettura religiosa, sebbene in misura più limitata. Tra i primi interventi si segnala il progetto per la facciata della chiesa del couvent des Feuillants a Parigi, che testimonia l’influenza dei modelli sviluppati da Salomon de Brosse e l’inserimento dell’architetto nel contesto parigino dei primi decenni del XVII secolo.

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Progetto per la facciata della chiesa del couvent des Feuillants a Parigi, incisione d’epoca

Tra le opere più rilevanti si annoverano la chiesa della Visitation a Parigi e quella del Faubourg Saint-Jacques, in cui si osserva l’applicazione di un linguaggio classico sobrio e controllato, adattato alle esigenze funzionali e simboliche dell’edificio religioso. A queste si aggiungono interventi più puntuali, come il portale della chiesa dei Minimes, che mostrano la capacità di Mansart di applicare i principi del classicismo anche a elementi architettonici circoscritti.[8]

Il suo coinvolgimento nei progetti per il Val-de-Grâce testimonia inoltre il ruolo di primo piano che egli ricopriva nel panorama architettonico francese del tempo. Mansart fu infatti incaricato della fase progettuale iniziale del complesso, ma il suo progetto non venne realizzato integralmente e la costruzione fu successivamente affidata ad altri architetti, tra cui Jacques Lemercier.[2]

Interventi su edifici esistenti

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Una parte significativa dell’attività di Mansart riguarda interventi di trasformazione e completamento di edifici preesistenti, nei quali egli applica i principi del classicismo a strutture originariamente concepite secondo modelli differenti. Questi interventi si caratterizzano per la ricerca di una maggiore coerenza compositiva e per la volontà di riorganizzare l’edificio secondo un sistema gerarchico più leggibile.

Tra i casi più significativi rientrano gli interventi su grandi complessi esistenti, come il château de Chambord, oggetto di lavori promossi da Gaston d’Orléans, in cui Mansart contribuì alla riorganizzazione del complesso secondo criteri più regolari e coerenti. A questo si affianca il progetto per l’ala Orléans del château de Blois, avviato nel 1635, che rappresenta un tentativo di ridefinire in chiave classica una residenza principesca di origine medievale e rinascimentale.

In tali operazioni, Mansart non si limita a sovrapporre un nuovo linguaggio formale, ma interviene in modo più profondo sulla struttura dell’insieme, ridefinendo i rapporti tra le parti e introducendo un ordine architettonico unitario. Questo approccio risulta particolarmente evidente nei progetti di ampliamento e riorganizzazione delle residenze aristocratiche, dove la preesistenza diventa il punto di partenza per una rielaborazione complessiva del complesso.[7]

Opere attribuite

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Attribuzioni consolidate

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Accanto alle opere documentate, la critica riconosce un gruppo ristretto di edifici la cui attribuzione a François Mansart, pur in assenza di contratti diretti, è generalmente accettata sulla base di convergenze stilistiche e di dati documentari indiretti.

Tra questi rientra il château de Dampierre, la cui costruzione è collocata nella seconda metà del XVII secolo e la cui attribuzione a Mansart è sostenuta dalla coerenza dell’impianto e dalla qualità delle soluzioni compositive. L’organizzazione del corpo di logis, la chiarezza della gerarchia spaziale e il controllo delle proporzioni mostrano affinità con le opere certe dell’architetto, in particolare per quanto riguarda la relazione tra volumi principali e corpi secondari.[9]

Un caso analogo è rappresentato dal domaine du Grand Daubeuf, in Normandia, attribuito a Mansart dalla storiografia sulla base delle caratteristiche dell’impianto e della qualità dell’architettura, che richiamano i principi compositivi sviluppati nelle sue opere documentate.[10]

Queste attribuzioni si fondano su un approccio comparativo che considera non solo gli aspetti formali, ma anche le modalità di organizzazione dello spazio e del dominio, elementi centrali nella pratica progettuale dell’architetto.

Attribuzioni discusse

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Altre opere sono state in passato accostate al nome di Mansart, ma presentano un quadro attributivo più incerto, dovuto alla scarsità delle fonti e alla diffusione di modelli compositivi analoghi nel XVII secolo.

Un esempio significativo è rappresentato dalla maison de plaisance iniziata a Issy (poi château du président Talon, quindi dei principi di Conti), che alcune fonti indicano come forse realizzata su disegni di Mansart. In questo caso, tuttavia, l’attribuzione si basa su indicazioni indirette e non è sostenuta da prove documentarie sufficienti per essere considerata consolidata.

La storiografia più recente tende pertanto a distinguere con maggiore rigore tra opere effettivamente riconducibili a Mansart e costruzioni che riflettono più in generale la diffusione del linguaggio classico nella Francia del tempo, ridimensionando le attribuzioni fondate unicamente su affinità stilistiche.[7]

Progetti non realizzati

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Progetti documentati

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Una parte rilevante dell’attività di Mansart è attestata da progetti documentati che non giunsero a compimento o furono realizzati solo parzialmente, ma che testimoniano in modo significativo la sua concezione architettonica.

Il caso più noto è quello del Val-de-Grâce, per il quale Mansart fu incaricato della progettazione iniziale. Il progetto non venne tuttavia realizzato secondo le sue indicazioni e la costruzione fu successivamente affidata ad altri architetti, tra cui Jacques Lemercier, determinando uno scarto tra la concezione originaria e l’edificio costruito.[2]

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Progetto per la facciata orientale del Louvre, disegno di François Mansart, circa 1664

Analogamente, Mansart elaborò progetti per il Louvre che non furono eseguiti, ma che testimoniano il suo coinvolgimento nei grandi programmi architettonici della monarchia francese. A questi si aggiunge il progetto per la cappella dei Borbone a Saint-Denis, anch’esso rimasto allo stato di proposta.

Questi interventi, pur non realizzati, occupano un posto importante nella sua attività, poiché riflettono le ambizioni progettuali dell’architetto e il suo ruolo nel panorama architettonico del tempo.

Accanto ai progetti documentati, la storiografia ha ipotizzato l’esistenza di ulteriori interventi oggi perduti o non attestati in modo diretto, dedotti da fonti indirette o da analogie stilistiche. In assenza di prove documentarie solide, tali attribuzioni restano tuttavia necessariamente ipotetiche e vengono considerate con cautela.[7]

Analisi architettonica

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Linguaggio e principi compositivi

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Rigore geometrico e proporzioni

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L’architettura di François Mansart si distingue per un rigoroso controllo della composizione, fondato su rapporti proporzionali attentamente calibrati e su una chiara organizzazione geometrica dell’impianto. Le sue opere presentano una forte leggibilità delle parti, ottenuta attraverso l’equilibrio tra masse, aperture e articolazione dei prospetti.[2]

Questo rigore non si traduce in rigidità formale, ma in una costruzione coerente dell’insieme, in cui ogni elemento contribuisce alla definizione di un ordine architettonico unitario. La precisione del disegno e la cura delle proporzioni costituiscono uno degli aspetti più riconosciuti della sua produzione.

Articolazione volumetrica

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Un tratto distintivo del linguaggio mansartiano è l’attenzione all’articolazione dei volumi, che vengono organizzati secondo una gerarchia chiara tra corpo di logis e corpi secondari. Questa impostazione consente di conferire all’edificio una forte presenza plastica, evitando al contempo effetti di eccessiva complessità.

La composizione volumetrica si basa spesso su un equilibrio tra centralità e sviluppo laterale, in cui il corpo principale assume un ruolo dominante, mentre le ali e gli elementi accessori contribuiscono a definire l’assetto complessivo senza alterarne la coerenza.

Uso della decorazione

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La decorazione, nell’opera di Mansart, è subordinata alla struttura architettonica e non costituisce mai un elemento autonomo. Gli apparati ornamentali sono utilizzati in modo misurato, con una funzione di chiarificazione delle parti piuttosto che di arricchimento superficiale.

Questo approccio contribuisce a rafforzare la leggibilità dell’edificio e si inserisce nel processo di definizione di un linguaggio classico fondato sull’ordine, sulla misura e sulla chiarezza compositiva.

Organizzazione spaziale

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Impianto assiale

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Uno degli elementi centrali dell’architettura di Mansart è l’uso dell’asse compositivo come principio ordinatore dello spazio. L’impianto assiale struttura non solo l’edificio, ma anche il rapporto con gli spazi esterni, stabilendo una continuità tra architettura e dominio.

Questo dispositivo consente di organizzare in modo gerarchico gli accessi, le sequenze di ambienti e la relazione tra la cour d'honneur, il corpo di logis e i giardini, contribuendo alla costruzione di un insieme unitario.

Gerarchia degli spazi

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La distribuzione interna degli edifici di Mansart si basa su una chiara gerarchia degli spazi, che distingue tra ambienti di rappresentanza, spazi di servizio e aree più private. Questa organizzazione si riflette anche all’esterno, attraverso la differenziazione delle facciate e degli accessi.

La gerarchia spaziale costituisce uno strumento fondamentale per l’espressione del rango sociale e per la definizione delle funzioni dell’edificio, in particolare nel contesto delle residenze aristocratiche.

Relazione tra interno ed esterno

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Nelle opere di Mansart si osserva una stretta corrispondenza tra la distribuzione interna e la composizione esterna. Le facciate riflettono l’organizzazione degli ambienti, evitando soluzioni puramente scenografiche e privilegiando una coerenza tra struttura e rappresentazione.

Questa relazione contribuisce a rafforzare l’unità dell’edificio e a definire un linguaggio architettonico in cui l’esterno non è un involucro indipendente, ma l’espressione diretta dell’ordine interno.

Tipologie architettoniche

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Nel campo dell’architettura residenziale, Mansart sviluppa una tipologia di château caratterizzata da un impianto regolare, da una chiara gerarchia degli spazi e da una forte integrazione tra edificio e contesto. Il complesso è concepito come un organismo unitario, in cui architettura, corti e giardini sono organizzati secondo un principio assiale.

Questa concezione segna un passaggio importante rispetto ai modelli precedenti, ancora legati a una maggiore frammentazione, e contribuisce alla definizione di una nuova idea di residenza aristocratica nel XVII secolo.

Architettura religiosa

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Nell’ambito dell’architettura religiosa, Mansart applica i principi del classicismo in forma più contenuta, adattandoli alle esigenze liturgiche e simboliche degli edifici. Le sue opere si caratterizzano per una composizione equilibrata e per un uso controllato degli elementi decorativi, in continuità con il suo linguaggio generale.

Metodo progettuale

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Revisione continua del progetto

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Un aspetto peculiare dell’attività di Mansart è il suo metodo progettuale, basato su una continua revisione delle soluzioni adottate. Le fonti testimoniano come egli fosse incline a modificare i progetti anche in fase avanzata, nel tentativo di raggiungere un livello elevato di perfezione formale.[7]

Controllo esecutivo e qualità costruttiva

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Questa attenzione si traduceva in un forte controllo sull’esecuzione dei lavori e nella richiesta di standard costruttivi elevati. Mansart seguiva con attenzione i cantieri, intervenendo direttamente sulle scelte tecniche e formali.

Impatto sui costi e sui tempi di cantiere

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Il perfezionismo dell’architetto comportava tuttavia un aumento dei costi e un allungamento dei tempi di realizzazione, generando talvolta tensioni con i committenti. Questo aspetto influì sulla sua carriera, contribuendo alla riduzione degli incarichi negli ultimi anni della sua vita.[7]

Questo insieme di principi, elaborato attraverso la pratica progettuale e il controllo diretto del cantiere, costituì il nucleo della riflessione critica successiva, che avrebbe riconosciuto in Mansart una figura centrale nella definizione del classicismo francese.

Ricezione critica e storiografia

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Valutazioni contemporanee

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Le fonti del XVII secolo attribuiscono a François Mansart una reputazione molto elevata, sottolineando la qualità delle sue soluzioni e il rigore della sua concezione architettonica. In particolare, la letteratura coeva insiste sulla precisione del disegno e sull’eleganza delle proporzioni, elementi che ne definiscono il profilo nel panorama architettonico francese del tempo.

Accanto a questi giudizi positivi, le testimonianze contemporanee evidenziano anche gli aspetti problematici del suo metodo progettuale. Il perfezionismo dell’architetto, tradotto in continue revisioni e in un forte controllo dell’esecuzione, è descritto come causa di ritardi, aumento dei costi e tensioni con i committenti, incidendo sulla continuità della sua attività professionale.[7]

Interpretazioni moderne

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La storiografia del XX e XXI secolo ha progressivamente ridefinito il ruolo di Mansart, riconoscendogli una posizione centrale nello sviluppo dell’architettura francese del XVII secolo. In questo quadro, gli studi hanno messo in evidenza non solo la qualità delle singole opere, ma soprattutto la coerenza del suo metodo progettuale e la concezione unitaria dell’organismo architettonico.

In particolare, le ricerche di Alexandre Gady interpretano Mansart come una figura chiave nella transizione tra le esperienze del primo Seicento e il classicismo maturo, sottolineando la sistematicità dei principi compositivi che informano la sua produzione.[7]

Il ruolo nella nascita del classicismo francese

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Nella storiografia contemporanea, Mansart è generalmente considerato uno dei principali artefici del processo che conduce alla definizione del classicismo francese del XVII secolo. Tale interpretazione si fonda sull’individuazione, nelle sue opere, di un insieme coerente di principi compositivi – ordine, misura, chiarezza – destinati a strutturare in modo duraturo il linguaggio architettonico francese.

Questo ruolo è spesso messo in relazione con l’attività del nipote Jules Hardouin-Mansart, la cui opera viene interpretata come una fase successiva di sistematizzazione e ampliamento su scala monumentale di principi già elaborati nella generazione precedente, nel contesto politico e culturale del regno di Luigi XIV.[7]

Posizione nella storia dell’architettura

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Nel quadro degli studi storici, François Mansart è generalmente collocato in una posizione di cerniera tra le esperienze del primo Seicento e l’affermazione del classicismo maturo nella seconda metà del secolo. La storiografia tende a riconoscergli un ruolo determinante nella definizione e nella sistematizzazione di un linguaggio fondato sulla coerenza dell’impianto, sul controllo delle proporzioni e sull’integrazione tra edificio e spazio circostante.

In questa prospettiva, Mansart viene interpretato come una figura fondamentale nella costruzione dei modelli architettonici del Grand Siècle, precedendo e preparando le realizzazioni della generazione successiva.[7]

L’eredità di François Mansart risiede nella definizione di un modello architettonico fondato sulla coerenza dell’impianto, sul controllo delle proporzioni e sull’integrazione tra edificio e spazio circostante, elementi destinati a imporsi come riferimenti centrali nell’architettura francese del XVII secolo.

Il suo contributo non si esaurisce nelle singole realizzazioni, ma si estende al metodo progettuale, incentrato su una concezione unitaria e gerarchizzata del complesso architettonico, che influenzò in modo duraturo la cultura costruttiva del tempo.

Questa influenza si manifesta con particolare evidenza nell’opera del nipote Jules Hardouin-Mansart, attivo nel contesto della monarchia di Luigi XIV, che portò a piena maturità il classicismo francese sviluppandone su scala più ampia i presupposti formali.

Nel quadro del Grand Siècle, tale impostazione contribuì alla diffusione di modelli architettonici fondati su ordine, misura e chiarezza compositiva, destinati a esercitare un’influenza duratura anche oltre il contesto francese.

  1. (FR) Portrait de deux hommes, su Musée du Louvre.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 Nikolaus Pevsner, John Fleming e Hugh Honour, Dizionario di architettura, Torino, Einaudi, 1981.
  3. (FR) Georges Costa, François Mansart à Toulouse, in Bulletin Monumental, vol. 152, n. 4, 1994, pp. 459–470.
  4. (FR) Château de Berny, su Ville d’Antony.
  5. 1 2 (FR) Claude Mignot, François Mansart. Un architecte artiste au siècle de Louis XIII et de Louis XIV, Paris, Le Passage, 2016.
  6. 1 2 (FR) Jean-Pierre Babelon e Claude Mignot, François Mansart. Le génie de l'architecture, Paris, Gallimard, 1998.
  7. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 (FR) Alexandre Gady, Jules Hardouin-Mansart (1646-1708), Paris, Éditions de la Maison des sciences de l'homme, 2010.
  8. (FR) Elévation du portail de l'église des Minimes à la place Royale, bâtie sur les desseins de François Mansart, su Musée du Louvre.
  9. (FR) Château de Dampierre, su Base Mérimée – Ministère de la Culture.
  10. (FR) Domaine du Grand Daubeuf, su Base Mérimée – Ministère de la Culture.

Studi e monografie

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  • Claude Mignot, François Mansart. Un architecte artiste au siècle de Louis XIII et de Louis XIV, Paris, Le Passage, 2016.
  • Jean-Pierre Babelon, Claude Mignot, François Mansart. Le génie de l'architecture, Paris, Gallimard, 1998.
  • Anthony Blunt, Art and Architecture in France 1500–1700, New Haven – London, Yale University Press, 1999.
  • Jean-Marie Pérouse de Montclos, L’architecture à la française du milieu du XVe à la fin du XVIIIe siècle, Paris, Picard, 2001.

Studi e articoli

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  • Georges Costa, «François Mansart à Toulouse», in Bulletin Monumental, 152/4, 1994, pp. 459–470.

Fonti primarie

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  • Charles Perrault, «François Mansart architecte», in Les Hommes illustres qui ont paru en France pendant ce siècle, Paris, 1697.
  • Anatole de Montaiglon, «La Mansarade… », in Archives de l’art français, 2/2, 1862, pp. 242–266.

Fonti storiche

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  • Charles Bauchal, Nouveau dictionnaire biographique et critique des architectes français, Paris, 1887.
  • Louis-Gabriel Michaud, Biographie universelle, ancienne et moderne, Paris, 1820.

Fonti tematiche

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  • Victor Ruprich-Robert, L’Église et le monastère du Val-de-Grâce, Paris, 1875.

Fonti istituzionali

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  • Base Mérimée, Ministère de la Culture (schede relative alle opere di François Mansart).

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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