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Sileno

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Sileno
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Sileno ubriaco, opera romana del II sec. d.C. (museo del Louvre)
Nome orig.Σιληνός
Caratteristiche immaginarie
SpecieDivinità
SessoMaschio
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Testa di Sileno copia da Lisippo - Museo archeologico nazionale di Venezia

Sileno (in greco antico Σιληνός?, Silēnós), oppure Seileno (in greco antico Σειληνός?, Seilēnós), è un personaggio della mitologia greca. Corrisponde a un antico dio rustico della vinificazione e dell'ubriachezza, antecedente al culto di Dioniso[1]. Nelle opere più tarde viene invece raffigurato come un compagno dello stesso Dioniso.

Dall'aspetto di un anziano calvo, corpulento e peloso era spesso raffigurato con attributi animaleschi, in particolare con orecchie coda e zampe equine.[2] Disprezzava i beni terreni, aveva i doni di straordinaria saggezza e della divinazione.

Nonno di Panopoli scrive che sia stato generato da Gaia[3] mentre secondo altri autori è figlio di Pan e di una ninfa.
Servio Mario Onorato sostiene che sia figlio di Hermes.

Con la ninfa Melia generò Folo[4] e Dolione[5] e secondo Nonno di Panopoli lui solo è il padre dei Silenoi[6].

Era lo spirito della danza della spremitura dell'uva sul torchio ed il suo nome deriva dalle parole seiô, "muoversi avanti e indietro" e lênos "il trogolo del vino".

Ricevette in cura da Ermes il piccolo Dioniso[7] e lo fece allattare dalla ninfa Nisa in una grotta sul monte Nisa.

Anni dopo, mentre accompagnava Dioniso in un viaggio attraverso la Frigia, Sileno si perse e fu ritrovato da re Mida che lo trattò in modo ospitale e gli diede una guida in grado di indicargli la strada da seguire per ricongiungersi alla carovana[8].

Secondo gli autori latini, da Sileno discendono le tribù dei Satiri e delle ninfe.

A volte veniva moltiplicato in una triade o in un grande gruppo (i Silenoi) o veniva spesso identificato con un numero di altre divinità rustiche minori come Hekateros (il nonno del Satiei) o Oreads, o anche Nysos e Lamos (che in alcuni casi sono citati come i genitori adottivi ed alternativi di Dioniso).

Altre sue identificazioni sono Aristeo (il dio dei pastori); Oreo (un altro padre adottivo di Dioniso), il padre delle amadriadi; Pirrico, considerato il capo dei Cureti; Ecatero, che è detto essere il padre dei Dattili e delle ninfe ecateridi.

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Anfora attica tirrenica con orgia di silenoi, da Necropoli di Monte Abatone, Cerveteri

I Sileni (anche Silenoi) sono figure della mitologia greca, divinità minori dei boschi, di natura selvaggia e lasciva, imparentati con i Centauri e nemici dell'agricoltura[9]. Si riconoscono per caratteristiche equine (coda di cavallo e orecchie lunghe e appuntite), a differenza dei Satiri che hanno caratteristiche caprine (coda media o piccola e larghe orecchie triangolari).

Tuttavia sono chiamati Papposileni figure anziane e grassocce assimilabili piuttosto ai Satiri che non ai Sileni.

In un celebre passo platonico[10] Alcibiade, intervenuto al simposio filosofico in onore di Agatone, in preda all'ebbrezza, dichiara il suo amore intellettuale per Socrate. Per far questo esordisce proprio associando l'aspetto esteriore e interiore del filosofo a certe raffigurazioni scultoree di Sileno in vendita nei mercati, che, una volta aperte, svelano al loro interno un'immagine divina. E descrive il turbamento generato dall'ascolto delle parole di Socrate paragonandole alle melodie dell'aulos di Marsia.

Aristotele e Plutarco

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Plutarco, nella Consolazione ad Apollonio, riporta una leggenda su Sileno, citando direttamente un passaggio dell'Eudemo di Aristotele, un dialogo di cui restano solo alcuni frammenti:

«Non solo ora, ma già molto tempo fa, come dice Crantore, la sorte dell’uomo è stata denunciata da molti sapienti, i quali hanno ritenuto che la vita sia una punizione e che per l’uomo nascere sia la più grande delle sciagure. Aristotele afferma che Sileno, quando fu catturato, dichiarò questo a re Mida. È meglio riportare le parole stesse del filosofo. Egli dice, nell’opera intitolata Eudemo, o Dell’anima, quanto segue:

«Perciò, o il migliore e il più beato fra tutti, oltre a ritenere che coloro che hanno concluso questa vita siano beati e felici, pensiamo anche che dire qualcosa di falso o di ingiurioso su di loro sia empio, poiché riteniamo che ciò sia rivolto contro coloro che sono ormai diventati migliori e superiori a noi. E questa è una credenza così antica e remota presso di noi che nessuno conosce affatto né l’inizio del tempo né il nome di colui che per primo la diffuse, ma essa continua a rimanere salda per sempre. E inoltre tu stesso osservi come il detto, che è sulla bocca di tutti, sia stato tramandato di bocca in bocca per molti anni». «Quale?» disse egli. E l’altro, riprendendo il discorso, disse: «Che non nascere è la cosa migliore di tutte, e che essere morti è meglio che vivere. E la prova che ciò è vero è stata data a molti uomini dalla divinità. Così, per esempio, si racconta che Sileno, dopo la caccia nella quale Mida lo aveva catturato, quando Mida lo interrogava e gli chiedeva quale fosse per gli uomini la cosa migliore e la più desiderabile fra tutte, dapprima non volle rispondere e mantenne un ostinato silenzio. Ma quando infine, ricorrendo a ogni mezzo, Mida lo indusse a dire qualcosa, Sileno, costretto a parlare, disse: “O stirpe effimera, generata da un genio travagliato e da una sorte crudele, perché mi costringi a dire ciò che sarebbe meglio per voi uomini non conoscere? Infatti una vita trascorsa nell’ignoranza dei propri mali è la più libera dal dolore. Ma per gli uomini è del tutto impossibile ottenere il bene supremo, o anche solo partecipare della sua natura (poiché il meglio per tutti gli uomini e le donne è non nascere); tuttavia, il bene immediatamente successivo a questo, e il primo tra quelli che sono alla portata dell’uomo, ma pur sempre solo il secondo migliore, è, una volta nati, morire il più presto possibile.”»

È dunque evidente che egli fece questa dichiarazione con la convinzione che l’esistenza dopo la morte sia migliore di quella durante la vita. Si potrebbero citare migliaia e migliaia di esempi sotto questo stesso aspetto, ma non è necessario dilungarsi.»

Un pensiero antinatalista molto simile era in realtà già stato espresso secoli prima da Teognide all'interno delle Elegie:

(greco antico)
«Πάντων μὲν μὴ φῦναι ἐπιχθονίοισιν ἄριστον

μηδ᾽ ἐσιδεῖν αὐγὰς ὀξέος ἠελίου, φύντα δ' ὅπως ὤκιστα πύλας ᾿Αίδαο περῆσαι

καὶ κεῖσθαι πολλὴν γῆν ἐπαμησάμενον.»
(italiano)
«Per gli uomini, di tutte le cose che stanno sulla terra, la migliore è non nascere,

né vedere i raggi del sole splendente;
ma, una volta nati, oltrepassare al più presto le porte dell'Ade
e giacere sotto molta terra ammucchiata.»

In La nascita della tragedia di Friedrich Nietzsche, Sileno è individuato come portatore della saggezza dionisiaca, ovvero del senso tragico dell'esistenza, celato dai greci stessi attraverso l'apollineo.

Egli cita l'incontro di re Mida con Sileno:

«L'antica leggenda narra che il re Mida inseguì a lungo nella foresta il saggio Sileno, seguace di Dioniso, senza prenderlo. Quando quello gli cadde infine tra le mani, il re domandò quale fosse la cosa migliore e più desiderabile per l'uomo. Rigido e immobile, il demone tace; finché, costretto dal re, esce da ultimo fra stridule risa in queste parole: 'Stirpe miserabile ed effimera, figlia del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggiosissimo non sentire? Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto.'»

Altre citazioni

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Sileno viene citato nel noto romanzo d'investigazione L'agente segreto (Conrad), dello scrittore britannico Joseph Conrad, in cui uno dei personaggi della storia, durante un breve racconto di vita quotidiana, viene paragonato al Sileno di Virgilio: "(...) che, con il volto macchiato dal sugo delle bacche, narrava degli dèi dell'Olimpo ai pastori innocenti di Sicilia" [12].

  1. (EN) Sileno, su Theoi.com.
  2. Silèno, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 1º dicembre 2025.
  3. Nonno di Panopoli, Dionysiaca 29.243.
  4. Apollodoro, Biblioteca II, 83 e II, 87.
  5. Strabone XII, 4 8.
  6. Nonno di Panopoli, Dionysiaca 14.96.
  7. Diodoro Siculo, Bibliotheca historica 4. 4. 3.
  8. Igino, Fabulae 191.
  9. (EN) Silenoi, su Theoi.com.
  10. Platone, Simposio, 215a e segg.
  11. F. Nietzsche, La nascita della tragedia, Adelphi, Milano 2018, pp. 31-32
  12. Joseph Conrad, L'agente segreto, Roma, Tascabili Newton, Edizione Integrale, 2012, pag. 148

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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